Introduzione

Data:
30 Marzo 2021
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Introduzione C’era in quel suo sguardo intensamente affettivo una dimensione coinvolgente che andava al di là del semplice gesto di prendere in mano un pezzo di legno. Quando Gualberto Niemen faceva vivere i suoi burattini, ci si rendeva conto di cosa fosse l’empatia e di come un oggetto avesse un’anima. Non era Testafina o Gianduja (i burattini che ha voluto con sé nella tomba) un essere inanimato che lui muoveva in un inchino o nell’atto di mostrare gioia: era una sua creazione, una sua appendice a cui aveva dato il soffio vitale. Quando negli ultimi anni raccontava la sua esistenza di burattinaio (e che esistenza ricca, da maestro, da artista completo!) con una tenerezza infinita, quella che una mamma ha nei confronti del suo bambino, guardava le sue creature, compagne di una vita, e spesso diceva quanto fosse importante per lui la loro presenza: nei momenti di solitudine li metteva sul divano e parlava con loro. Per anni è stato un rituale incontrarlo per strada con il suo bastone bianco, il suo incedere non più sicuro ed ascoltare le storie della sua esistenza così singolare e intensa. Ha lavorato fino a pochi anni fa. Vedeva poco, ma riusciva lo stesso a creare. Con gli occhi dell’anima. Queste brevi note introduttive vogliono solo ricordarlo nei momenti di grande umanità, lasciando alle pagine successive il compito di presentarlo come artista completo.

Ultimo aggiornamento

Mercoledi 31 Marzo 2021